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Il pensare, che era un furore, è diventato un’arte.
DIARI
24 dicembre 2010
Trasloco
E niente volevo avvertire che da oggi trasferisco il blog su un'altra piattaforma. Il nuovo link è questo qui:

http://ilviaggiatorenotturno.wordpress.com/

Sarebbe bello spostare tutti i post scritti finora nel nuovo blog, ma non so se c'è un modo e anche se c'è temo di saper fare comunque tante altre cose. Ringrazio ilcannocchiale per avermi ospitato, e il tal "xiabou" per avermi spammato i post in questi giorni con una solerzia e determinazione che mi hanno commosso (tra l'altro, miracolosamente eludendo ogni filtro antispam): volevo solo dirti che se mai vorrò comprare un orologio prometto che prenderò in considerazione gli innumerevoli siti che mi hai linkato.




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23 dicembre 2010
Articoli da regalo

Se il futuro vedrà inevitabilmente, come molti credono, affermarsi forme di organizzazione sociali alternative al capitalismo consumistico, credo che i regali natalizi saranno tra gli aspetti che più renderanno increduli i posteri. Il dono natalizio è un obbligo sociale che va onorato in modo seriale con parenti e amici, indipendentemente dal tipo e dallo stato di quella relazione. Non importa se di regalare qualcosa a quella persona io ne abbia voglia, se l'affetto che provo in quel momento voglia esprimersi nella forma del dono. E tutto ciò ovviamente aliena le forme genuine e spontanee di regalo:

“La vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l'altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza. Di tutto ciò oggi quasi nessuno è più capace. Nel migliore dei casi uno regala ciò che desidererebbe per sé, ma di qualità leggermente inferiore. La decadenza del dono si esprime nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare, perché, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo”.   T. Adorno, "Minima moralia"





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DIARI
17 dicembre 2010
Misogini


Il maschilismo trova la sua forza e perpetuazione storica in un fatto più individuale ed emotivo che antropologico: la maggioranza degli uomini ha bisogno della misoginia. Forse percepiscono che senza di essa le donne della loro vita – quelle che incontrano, amano, a cui dicono addio – avrebbero troppa influenza. E' un meccanismo di difesa emotiva. Del meccanismo opposto le donne, senza sorpresa, non hanno invece alcun bisogno.



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DIARI
8 dicembre 2010
Senza risposta


 Nella mente di Noah, le parole "Ti amo" volevano dire che egli si includeva nella comunicazione. Al suo "Ti amo", qualcuno doveva rispondere "Anch'io ti amo, Noah". La sua dichiarazione di amore avrebbe invece dovuto coincidere con un'affermazione di amore verso se stesso. Ma dire quelle parole significava rischiare troppo, per Noah, perché sarebbero potute rimanere senza la replica desiderata e tutto il valore di Noah sarrebe stato messo in questione. Se invece egli fosse potuto partire dal principio che era amabile, non avrebbe incontrato difficoltà a dire "Ti amo". E se non avesse ottenuto la reazione desiderata ("Anch'io ti amo"), avrebbe visto che ciò non aveva alcun rapporto col suo concetto di sé, poiché questo era intatto prima che egli dichiarasse il suo amore. Che il suo amore fosse corrisposto o meno, sarebbe stato un problema che riguardava sua moglie o un'altra persona. Noah avrebbe potuto sentire la mancanza dell'amore dell'altra persona, ma ciò non sarebbe stato essenziale ai fini della sua stima di sé.

Wayne W. Dyer, "Le vostre zone erronee"




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SOCIETA'
1 dicembre 2010
Infanzie sabotate / 2


Qualche giorno fa è stata la settimana dell'infanzia. Google ha cambiato per l'occasione il logo del motore di ricerca in quello qui sopra. La domanda è: sono io che, strumentalizzato dai centri sociali, vedo problematiche politiche ovunque, o la concezione dei diritti dell'infanzia che ha Google è preoccupantemente simile allo spot dei cereali Kellogg's?



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26 novembre 2010
Tempi migliori


E' molto istruttivo che ciò che chiamiamo bel tempo sia una condizione metereologica che si definisce per sottrazione e semplificazione (assenza di nuvole), mentre il brutto tempo sia qualcosa di dinamico, complesso, quasi artificioso, che si mantiene a un prezzo energetico che sembra significativamente maggiore...



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letteratura
21 novembre 2010
Di cosa parliamo quando parliamo d'amore

C'è stato un periodo in cui credevo di amare la mia prima moglie più della vita. Invece ora la detesto con tutto il cuore. Davvero. Voi come lo spiegate? Che cosa è successo a quell'amore? Vorrei tanto saperlo, che fine ha fatto. Vorrei tanto che qualcuno me lo dicesse”.

Raymond Carver, "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"





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SOCIETA'
20 novembre 2010
Cosa salverà il mondo


A volte ci si ritrova a chiedersi cos'è che salverà il mondo. E a volte, quando quel quesito l'abbiamo messo da parte da un po', una risposta si presenta inaspettata. Qualche giorno fa ero in metro, accanto a me erano sedute delle ragazzine quindicenni insieme a un loro coetaneo. Il ragazzo era evidentemente omosessuale. Insieme ciarlavano rumorosamente di banalità, con quell'ignoranza e superficialità che spesso mi fa sentire estraneo. Ricollegare la loro ignoranza a quella della classe politica e della società, in una dinamica di cause ed effetti incrociati, era un giochetto facile in cui mi persi, finché una delle ragazze fece al ragazzo, con naturalezza: “E per la festa come ti vestirai?”.
 Questo non è banale. Se anche la loro superficialità è la stessa della maggioranza del paese, loro sono più avanti almeno in questo, la tolleranza. Non è una tolleranza ragionata, a cui quelle ragazze sono giunte da considerazioni sui diritti civili, la laicità o la rivoluzione sessuale. E' una tolleranza che loro vivono come esistenziale, immediata. Allo stesso modo in cui io vivo la realtà del suffragio universale: ancor prima che con l'intelletto io la sento come naturale. Perché dovrebbe essere diverso da così? E' certo una questione generazionale. E anche di sesso – sono sicuro che i compagni di classe di quelle quindicenni fanno battute pesanti sul ragazzo omosessuale. Insomma, quello che volevo dire è questo: pensare che il mondo si salverà per un'epidemia illuministica è utopia, la sola speranza è che i valori che crediamo fondanti di un mondo migliore pian piano mettano radice così, a livello di istinto, corpo, abitudine.







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DIARI
18 novembre 2010
Nazismi


Se per strada incrocio una comitiva di giovani turiste tedesche o inglesi, il mio naturale imbarazzo a essere-nel-mondo ha un'impennata, con conseguente impaccio nella camminata e nei gesti. Ma qualche giorno fa ho realizzato questo: la stessa cosa non mi succede con una comitiva di ragazze giapponesi. La mia timidezza, evidentemente, reputa le giapponesi un po' meno donne delle tedesche. Ho una timidezza disgustosa.



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televisione
16 novembre 2010
Elenchi


Del programma "Vieni via con me" mi piace la forma, l'idea che presentatore e ospiti intervengano con lettura di elenchi. Da una parte si cede così al fascino del linguaggio televisivo e mediatico, con la sua espressività sempre più legata all'immagine, all'immediatezza dello slogan e del simbolo. Ma dall'altra si dice: non cediamo al significato politico che c'è dietro quel linguaggio - gli elenchi sono dati e informazioni, testamenti, letture da dizionario, ovvero quanto di meno televisivo si possa immaginare. Sono elenchi spettacolisti solo nella forma, nei contenuti sono una spirale che incatena alla realtà dei fatti, quella che non ha bisogno del contraddittorio che invoca Cicchitto e che ha reso necessaria l'invenzione del quarto potere.




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DIARI
12 novembre 2010
Fronte retro


Quando ritiro delle fotocopie in copisteria il commesso si impegna tanto a giustificare perché, nonostante io non abbia specificato, lui abbia deciso di farle fronte retro. "Erano più di duecento pagine, sarebbero state alte il doppio" e con pollice e indice mi mostra quanto sarebbe spesso il doppio. "Un bel malloppone" e con un incerto sorriso mi guarda timoroso, aspettandosi forse una mia reazione iraconda. Perché? Lo preferisco pure fronte retro. Pensavo fosse scontato: meno carta, più comoda la rilegatura... Evidentemente c'è qualcosa che non so su questo fronte retro. Per sicurezza, la prossima volta le chiedo solo fronte, basta farmi fregare.



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letteratura
11 novembre 2010
Gli edonisti non esistono più


Ti dicevo della mia proposta di fare alla gente questa domanda: chi vorrebbe andare a letto con Rita Hayworth in segreto e chi preferirebbe mostrarsi con lei in pubblico. Naturalmente conosco il risultato in anticipo: tutti, incluso l'ultimo dei poveracci, affermerebbero di voler andare a letto con lei. Perché tutti vogliono apparire di fronte a sé stessi, di fronte alle donne, e persino di fronte al calvo impiegato addetto al sondaggio, come degli edonisti. Ma in questo modo si illudono. Recitano la commedia. Oggi gli edonisti non esistono più. […]
 Qualunque cosa affermino, se si offrisse loro una concreta possibilità di scegliere, tutti, ti dico tutti, preferirebbero passeggiare con lei per la piazza. Perché a tutti interessa l'ammirazione e non il piacere. L'apparenza e non la realtà. La realtà non significa più niente per nessuno. Per nessuno
”.


Milan Kundera, "L'immortalità"




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DIARI
9 novembre 2010
Infanzie sabotate


Chissà perché mi è rimasto in mente un episodio. Si parla forse di diciotto anni fa, io e mia sorella maggiore dormivamo ancora sul letto a castello. Ci eravamo coricati da poco, io avevo la tosse. A un certo punto ho tossito fuori dalla gola un piccolo grumo, forse muco. Mi sporgo dal letto per mostrarlo a mia sorella: "Cos'è?". Lei, senza girarsi: "Catarro". Per anni sono stato convinto che il catarro fosse un grumo marroncino che ti si forma in gola e provoca la tosse.



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DIARI
8 novembre 2010
Verità adulte


Le delusioni sentimentali feriscono tanto perché ci portano ogni volta di fronte a una verità in fondo banale, ma che ogni volta dimentichiamo e riscopriamo scioccati. Eppure è la verità base dell'età adulta: a differenza di quanto accadeva con l'amore materno, nessun altro amore ci è dovuto.



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musica
5 novembre 2010
Tranne qualcuno


Non sopporto gli utenti di you tube che montano video su canzoni famose. Gli accostamenti che si inventano tra immagine e testo sono di una banalità fastidiosa. Per dire, la canzone "Gesù bambino" di De Gregori io l'ho scoperta su you tube: ora ogni volta che riascolto la parte del brano in cui fa "e poi perdona tutti quanti, tutti quanti tranne qualcuno" a me viene in mente l'immagine della scultura di Hitler di Maurizio Cattelan che lo stronzo che ha montato il video ha messo in quel punto. Okay, De Gregori è ermetico coi testi, ma sono piuttosto sicuro che quello che voleva esprimere fosse un po' più elaborato di "perdona tutti tranne i dittatori sanguinari".



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DIARI
3 novembre 2010
L'Infelicità


"Questo è importante. Non si hanno mai di fronte semplicemente il Cancro, la Guerra, o l'Infelicità (o la Felicità). Si ha di fronte ciascuna ora o momento singolarmente. Alti e bassi di ogni genere. Molti punti neri nei momenti buoni, molti punti luminosi nei momenti peggiori. Non si ha mai l'impatto totale di quella che chiamiamo <<la cosa in sé>>. Che è poi un termine sbagliato. La cosa in sé è semplicemente la somma di tutti quegli alti e bassi; il resto è un nome o un'idea".

C.S. Lewis, "Diario di un dolore"




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DIARI
29 ottobre 2010
Non generate false opinioni


Una volta un mio amico aveva ricevuto un sms. Dopo un po' gli ho detto "Ma non lo leggi?", e lui "Non subito. Non lo sai che gli sms vanno lasciati decantare?". Sul momento mi è sembrata solo un'eccentricità, ma col tempo ho capito che dietro c'è una sensibilità profonda. Adesso quando ricevo un sms me ne accorgo, del quasi impercettibile ma comunque reale rilascio di endorfine nel mio corpo. E allora mi fermo, respiro, non faccio niente. Attendo che questa conferma vibrante e bip-osa della mia esistenza nel mondo ("qualcuno mi sta cagando") esaurisca la sua forza fascinatoria e illusoria. Solo allora, dopo qualche minuto, prendo in mano il cellulare e apro il messaggio: solo quando mi risulta un gesto puramente funzionale e non nevrotico. Attenzione al significato emotivo di un sms (per non parlare del "ti-ting" di arrivo mail, o il simbolo rosso di notifica su facebook: su quelli ci devo ancora lavorare).



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cinema
27 ottobre 2010
Livelli


Inception sarà pure un bel film, ma da quando è uscito è pieno di gente in giro che vuole raccontarmi a tutti i costi la propria interpretazione del finale. Tutte spiegazioni cervellotiche e raffinatissime, che non trascurano nessun dettaglio, e dire che io in sala ho capito che era un finale aperto giusto perché un vecchietto dietro di me è scoppiato in una risata furbetta.



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DIARI
25 ottobre 2010
Didascalia sul dito


Che poi anche un meccanismo di consolazione che sembra semplice come la spettacolarizzazione del proprio dolore semplice non lo è per niente. Stamattina me ne stavo lì in un angolo con un'espressione che pensavo fosse depressa nel modo giusto (che consisterebbe, secondo Barthes, in un pudore e mascheramento non eccessivi: nella sua essenza, la passione è fatta per essere vista, perciò cammino col dito puntato sulla maschera), e questa mia amica si avvicina a me con un sorriso malizioso "Allora? Come va?" e forse addirittura mi fa l'occhiolino, "Non ti imbarazzare, quel sorrisetto ebete ce l'abbiamo tutti quando succedono queste cose... allora come procede?". E io un po' ero imbarazzato per lei ma soprattutto ero offeso perché tutta la melodrammaticità del mio atteggiamento che in parte mi veniva pure spontanea possibile fosse sprecata? E dire che questa mia amica è una fine osservatrice delle dinamiche umane, e allora mi viene da pensare che in realtà noi con i nostri sguardi i silenzi e le posture languide non comunichiamo nulla, ognuno ci vede quello che vuole siamo come macchie di Rorschach, ci vuole sempre un contesto, una didascalia, e per la mia amica la didascalia era rimasta quella di qualche giorno fa quando le raccontavo le mie novità con un vero sorrisetto ebete, e ora che non l'avevo aggiornata verbalmente sul cambio di contesto lei continuava a vedere quel sorrisetto ebete anche in una faccia depressa che veramente in parte mi veniva pure spontanea.



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DIARI
24 ottobre 2010
Inquilini


Il mio inquilino dandy logorroico s'accolla, è qui a Roma senza amici e senza lavoro; il mio gatto s'accolla, non c'è più il cane che gli fa compagnia braccandolo. I miei pensieri s'accollano, ora che di nuovo non possono uscire da me senza trovare un muro.



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DIARI
23 ottobre 2010
Un sogno
Io e L. siamo in una stazione ferroviaria, è sera. Forse siamo a Torino. Dobbiamo prendere un treno. Chiedo all'autista di un autobus in partenza se va in direzione della stazione, lui mi guarda stupito: “Che domanda, siamo già alla stazione ferroviaria”, è vero me ne ricordo solo adesso, me ne ero dimenticato perché il nome della fermata non è “stazione” ma un nome tedesco. L'autista continua e mi insulta, “Che deficiente” o qualcosa del genere, “Prego?” gli chiedo, lui usa un'altra parola, io mi giustifico ad alta voce per farmi sentire dagli altri passeggeri. La mia è solo distrazione non c'entra l'intelligenza. L. è in fondo all'autobus, le faccio segno di scendere alla prossima fermata ché ormai siamo partiti. Non scendo dalla stessa sua uscita, lei già mi ha detto che tra noi non ci sarà nulla e allora mantengo le distanze. Le accenno a quello che è appena successo, lei “Sì ho sentito”. Ci incamminiamo per raggiungere di nuovo la stazione, molte persone sono scese con noi, molte ragazze. Mi volto e L. non è più L., ci assomiglia soltanto, le dico “Tu non sei L.”, infatti è la sorella gemella. “L. non vuole più vedermi?” le chiedo e lei “Sì, è quello che ci sembra di aver capito” mi dice con un sorriso dispiaciuto. “Perché sei venuta tu?” ma non ricordo la risposta, forse non era chiara nemmeno in sogno.




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DIARI
17 ottobre 2010
Miele ed io


 Osservo Miele, il mio cane, che sale con me sull'ascensore e mi inquieta un po'. Mi inquieta la naturalezza con cui entra ed esce da quella scatola di metallo che la teletrasporta da un luogo a un altro, senza evidentemente notare nulla di singolare. Eppure la porta è sempre la stessa, Miele entra da quella porta in un piano ed esce in un altro, ma non si fa domande. I miei tentativi di antropomorfizzarla si schiantano contro questa evidenza.
 Ma c'è un'altra possibilità. L'ascensore non arriva al piano nostro, si ferma a quello inferiore e dobbiamo fare una scala a piedi. Immagino che a Miele questo incantesimo incompleto della scatola teletrasporto appaia come stridente, lo percepisca come un fastidio. Perché irrazionale. E immagino che quel fastidio sia come un sussulto, un ondeggiare della sua natura verso un abbozzo di natura umana. Un fastidio che è un primo e primordiale allontanamento dall'irrazionalità.




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letteratura
14 ottobre 2010
Almost blue


"Io di amici non ne ho. Per colpa mia. Perché non li capisco. Parlano di cose che non mi riguardano. Dicono  lucido, opaco, luminoso, invisibile. Come in quella favola che mi raccontavano da bambino per farmi dormire, in cui c'era una principessa così bella e con una pelle così fine che sembrava trasparente. Ci ho messo tanto, tante notti sveglio a pensare, prima di capire che trasparente voleva dire che ci si poteva guardare dentro.
 Per me significava che le dita ci passavano attraverso.

[...]

Tutti i colori che cominciano con la
b, invece, sono belli. Come il bianco o il biondo. O il blu, che è bellissimo. Ecco, ad esempio, per me una bella ragazza, per essere davvero bella, dovrebbe avere la pelle bianca e i capelli biondi. Ma se fosse veramente bella, allora avrebbe i capelli blu."

Carlo Lucarelli, "Almost Blue"




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CULTURA
7 ottobre 2010
Buddha secondo me


Azzarderei questa estrema e gratuita interpretazione in chiave occidentale (e per così dire ammaestrata a uso e consumo della sensibilità occidentale) del nirvana buddista: emanciparsi dalla schiavitù dei desideri non significa rinunciare a essi, ma sganciare il realizzarsi di ciò che chiamiamo felicità dal raggiungimento degli obbiettivi che pongono i desideri. Trovare soddisfazione solo dal meraviglioso accordo tra volontà e azione, accordo da cui nasce il percorso verso l'obbiettivo. Nutrire il proprio spirito della sensazione di libertà esaltante che nasce da questo accordo, dalla nostra volontà che si muove liquida in uno spazio immenso e vuoto. L'obbiettivo non deve avere nulla a che fare con la gioia o il dolore - dolore che non per questo viene annullato, ma diventa qualcosa di molto più intimo e positivo, non ha più relazione con eventuali ostacoli esterni. Emanciparsi dall'arrivo. "Il cammino incomincia e il viaggio è già finito".



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DIARI
28 settembre 2010
Muoversi


A un libro non chiedo di insegnarmi nulla sulle cose della vita – in ogni caso non credo sarebbe possibile. Chiedo piuttosto che mi rinsegni quel che già ho imparato dalla vita, dandogli una forma sintetica o estetica, generalizzandolo, prolungandone i signficati. A volte succede di scoprire da un libro di aver già acquisito una certa consapevolezza. Ma più di un lavoro di raffinamento la letteratura non può fare. Occorre che si realizzi un equilibrio delicato: ai due estremi, un libro delude quando è una sequenza di banalità (è tutto già conosciuto e superato, non viene aggiunto nulla) o un edificio di riferimenti distanti ed estranei (non si è ancora fatta esperienza di ciò di cui si legge, forse non la si farà mai; penso a tanti classici che non ho amato). Amo i libri nel mezzo (una categoria naturalmente soggettiva), che mi spingono “un po' più in là”. E, con le dovute differenze, è così anche per le persone.




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POLITICA
25 settembre 2010
La pazienza è finita tardi


Mi hanno colpito i nuovi manifesti del Pd. Innanzitutto il rinnovato impianto pubblicitario denota un interessante miglioramento, segno che abbiano riassegnato la gestione dell'immagine dal vecchio gruppo di lemuri ubriachi a una più intraprendente muta di chihuahua in calore. E poi mi ha affascinato il look di Bersani, evidentemente ispirato a un detective da fumoso e bluesaggiante noir americano, tipo Philippe Marlowe o "Chi ha incastrato Roger Rabbit?". Il che mi ha inevitabilmente ispirato la seguente storiella semi-seria (aggettivazione inevitabile trattandosi di Pd). Ogni riferimento a cose e persone che non esistono è puramente casuale.

 Quella sera l'aria sapeva di pioggia e larghe intese. Il commissario Pierluigi rientrò nel dipartimento dopo una cena veloce in un ristorante economico saturo di sudore. Come al solito varcava la soglia mentre gli altri colleghi uscivano. Ma quella sera la solerzia notturna era giustificata, oltre che dal suo noto misantropico stacanovismo, dalla nuova forse finale svolta che avevano preso le indagini. In piedi in mezzo al corridoio di luci al neon, aspettò di finire il sigaro davanti alla porta della sala interrogatori. Quindi se ne accese un altro ed entrò. La sala era un rettangolo stretto e semibuio con punto di fuga, sulla parete opposta alla porta, una finestra sbarrata. La luce di un lampione fuori proiettava l'ombra delle sbarre sul volto scavato e funereo dell'indagato. Ora che la vedeva sotto questa luce la faccia di Silvio gli si rivelò chiaramente la faccia di un morto. Dall'altra parte del tavolo c'era l'ispettore Piero Fassino appoggiato alla parete, il cappello a tese larghe calato quasi a coprirgli il profilo spigoloso. Piero guardò il suo superiore con occhi spenti, ma che significavano da sempre: “si comincia”. Comincia il gioco. Il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo aveva una resa teatrale spettacolare con loro due, era quasi arte che riscattava il cliché consumato del copione. Pierluigi si arrotolò le maniche di camicia per giorni migliori mentre l'ispettore attaccava con la sua parte. Non risulterà sorprendente per chi lo conosce sapere che Piero è specializzato nella parte del buono.

- Silvio, voglio che tu capisca che ormai è solo questione di tempo. Le prove che abbiamo raccolto sarebbero sufficienti anche per la giuria di Forum. Potremmo tranquillamente andare subito a processo. Una confessione scritta è solo nel tuo interesse.

A Piero riusciva così bene quella parte perché alle caratteristiche del personaggio tradizionale – garantismo, dedizione ai principi del diritto, fiducia nella buona volontà del peggiore dei criminali – aggiungeva un tocco personale e ambiguo di complicità emotiva con l'indagato di turno. Pierluigi apprezzava la resa drammatica e pratica di questo approccio, ma lo inquietava da sempre. Perché naturalmente non poteva essere solo recita. O magari lo era un tempo, ma Piero doveva essere uno di quei casi in cui il metodo Stanislavskij era sfociato nella schizofrenia. Senza averne mai discusso lo sapevano entrambi. Erano lontani i tempi in cui l'ispettore anemico e magrolino era un esempio di intransigenza quasi fanatica, convinto che il dipartimento dovesse adottare interessanti metodi di investigazione in uso dalla polizia moscovita. Pierluigi sapeva dei suoi recenti rapporti ambigui con poliziotti di chiara fama corrotta, con papponi e presidenti del Senato. Nulla di concreto aveva in mano, è chiaro, ma il suo intuito da vecchio segugio disilluso non aveva ancora mai sbagliato. Lo teneva d'occhio, all'ispettore, e intanto lo disprezzava senza esitazione. Il fumo aveva già formato un controsoffitto denso. Il commissario poggiò le mani sul tavolo e guardò Silvio:

- Signor Berlusconi, sarò sincero. A me non interessa nessuna confessione. Non vedo perché dovrei perdere anche un minuto del mio tempo per garantirle uno sconto di pena. Ma questa è la procedura. Spero solo che non parlando mi dia occasione per svagarmi un po'.

E mentre aspirava dal sigaro sorrise guardandolo di sbieco.

- Ho rivoltato la città come un calzino per arrivare a questo punto. Ho parlato di lei con il suo ex socio Pierferdinando. Mi permetta, fare certo tipo di affari con un quacchero è un errore da dilettanti. Mi ha detto di aver ricevuto più di un'offerta da parte sua, ma a quanto pare questi politicanti hanno un prezzo un po' più alto delle sue troie. Ho fatto una chiacchierata anche con una di loro.

Ricordava una pin up di Gil Elvgren, ma maledettamente meno pudica.

- I suoi gorilla dovrebbero perquisire con più attenzione. Il nastro che la Miss mi ha fatto ascoltare è una prova tanto schiacciante da rendere il mio lavoro di una linearità imbarazzante. Per non parlare di Gianfranco. E' una storia trita e ritrita, signor Berlusconi: il boss alleva il suo delfino e questo al momento giusto tenta di farlo fuori. Con il conforto ideologico di un “nuovo corso”, magari di una rinnovata moralità nella gestione del crimine. Magari si vanta che lui non farà affari con la Chiesa Cattolica. E' una storia noiosa, Berlusconi, a volte il delfino ci riesce, a volte viene ucciso dal vecchio e dai suoi fedelissimi e in quel caso la storia è ancora più ributtante ma è comunque una storia noiosa, alla fine anche il vecchio muore e il gioco finisce e io sto dietro questa scrivania a nausearmi con questo spettacolo viscido che si ripete.

Silvio lo guardava negli occhi, ma era come uno sguardo che fissava oltre. Il cerone, le rughe che lo crepavano qua e là, il pallore rendevano il suo volto una maschera funeraria. Il lifting ormai impotente lasciava colare la pelle. Lo sguardo era cupo e stanco ma solenne, distante, come se dicesse “Il mio potere era così totale e la tragedia che me l'ha tolto è così totale che voi omuncoli mi infastidite a malapena il campo visivo”.

- Anche Umberto l'ha tradita. Me lo sono lavorato ieri in questa stessa stanza. Ha una fiducia tale nel proprio controllo del territorio che lei non le serve più. Credo aprirà presto una faida con Gianfranco, come se non avessi già abbastanza problemi per arrivare alla pensione. Avrei ottenuto maggiori particolari se quel pecoraro parlasse altre lingue al di fuori di un biascicato dialetto del Wyoming.

Silvio continuava a tacere, ora guardava un punto indefinito di fronte a sé. Pierluigi battè i pugni sul tavolo e si allontanò di scatto, voltandosi verso la parete. Questa era la parte che gli riusciva meglio:

- Anche stavolta il procuratore chiuderà un occhio per un piccolo incidente all'indagato. Le scale del commissariato sono scivolose.

Gettò il sigaro per terra. Cercò con la coda dell'occhio Piero, in attesa che lo interrompesse. E fu allora che lo vide. Fu un attimo, un frangente. Vide Piero chino su Silvio a sussurrare qualcosa. Silvio impassibile, l'ispettore ossequiosamente chino in una postura che l'attimo dopo dissimulò ciondolando intorno all'indagato. Pierluigi rimase voltato, immobile. Tradendo solo qualche secondo di ritardo rispetto al copione Piero iniziò con la sua battuta:

- Commissario, basta così, il procuratore non chiuderà un occhio anche stavolta. Abbiamo tutto il tempo...

Pierluigi interruppe bruscamente la commedia:

- Piero, vammi a prendere i fascicoli sulle rogatorie del signor Berlusconi. Sono sulla mia scrivania.

L'ispettore lo guardò con aria interrogativa. Dopo qualche secondo si mosse, lo sguardo rivolto in basso. Uscì e richiuse la porta dietro di sé con un'espressione confusamente colpevole. Al “clic” della porta Pierluigi si mosse e la chiuse a chiave. Puttana miseria. Avrebbe dovuto capirlo. Si era fatto fregare come un dilettante. Avrebbe dovuto capirlo due settimane prima: gli uomini di Beppe avevano fatto irruzione nel covo del boss siciliano Renato e Piero li aveva definiti squadristi. Era il campanello d'allarme, ma Pierluigi non l'aveva colto. Quello stesso Renato che aveva definito pubblicamente l'ispettore un “terrorista mediatico e un comunista demistificatore”. Un giornalista del New York Times aveva parlato di sindrome di Stoccolma. Altro che schizofrenia.                          

 Pierluigi alzò gli occhi su Silvio. Era rimasto immobile nella stessa posizione, lo sguardo sempre su quel punto immaginario, ma adesso sorrideva. Il commissario non credeva in Dio, ancor meno nel diavolo, ma quel sorriso era demoniaco. Piegava la pelle del viso tumefatto dal lifting cadente in una smorfia bestiale. Nell'antro cavernoso di quella smorfia i denti erano di un giallo marcescente. Pierluigi lo studiava e per la prima volta da anni non sapeva cosa fare. Osservò il collo di Silvio, poco sotto la mascella vide uno strano segno nero. Lo notava solo adesso che la luce del lampione lo illuminava radente. Si avvicinò. Lungo tutto il collo correva una linea netta su cui il cerone era depositato a grumi. Allungò la mano. Tremava, benché razionalmente non avesse ancora realizzato nulla. Intelligenza del corpo. Tirò la pelle della guancia di Silvio che si deformò fino ad aprirsi morbidamente. In mano gli restò una plastica appiccicaticcia e farinosa. Adesso anche l'altra mano tirava. La maschera funeraria si crepava silenziosamente e si apriva lasciando emergere come da un cesareo un altro volto. Sporco di grumi cosmetici e gelatina amniotica. Pierluigi rimase lì pietrificato, cercò di urlare, ma il grido gli rimase in gola. Sotto la maschera il volto era quello di Pierluigi Bersani, commissario del New York City Police Department, stimato uomo di legge, detective dalle provate capacità investigative, a sua detta maledettamente sentimentale.






permalink | inviato da clipeus87 il 25/9/2010 alle 13:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
19 settembre 2010
Tutta la realtà è iconoclastica


"Non è passato neanche un mese dalla sua morte, e già sento il lento e insidioso inizio di un processo che farà della H. a cui penso una donna sempre più immaginaria. Basata sui fatti, certo: non vi metterò (così spero, almeno) nulla di inventato. Ma la composizione non diventerà inevitabilmente sempre più cosa mia? Non c'è più la realtà a frenarmi, ad arrestarmi di netto, come faceva tante volte la vera H., e in modi tanto inaspettati, con il suo essere totalmente lei e non me.

[...]

Era H. che amavo. Come potrei pensare di innamorarmi del mio ricordo di lei, di un'immagine creata dalla mia mente? Sarebbe una specie di incesto".

C.S. Lewis, "Diario di un dolore"




permalink | inviato da clipeus87 il 19/9/2010 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
13 settembre 2010
Petting


Una suggestione puramente linguistica: se la masturbazione è di norma solo un ripiego e un surrogato del sesso, allora anche quelle che vengono chiamate “seghe mentali” sono solo l'espressione autoreferenziale di un'esigenza che nascerebbe come relazionale. Mi intrattengo nell'autosfregamento dei miei pensieri sulle mie speranze, le fantasie che carezzano la parte più sensibile delle mie paure, ma quello che mi appagherebbe davvero sarebbe fare tutto ciò nell'universo emotivo di qualcun altro, scoprirlo, carezzarlo, solleticarlo e sfregarci sopra le mie parti complementari.




permalink | inviato da clipeus87 il 13/9/2010 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
10 settembre 2010
The best is yet to come


"Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo". Eppure a volte trovo grande conforto in un pensiero: la partita non si chiude oggi, i fallimenti che ho collezionato sono dritte per il futuro, che un'occasione sia colta o perduta sarà dimenticato nel ventaglio delle possibilità di domani. In una frase: oggi non è stato l'ultimo giorno. Fuor di metafore campanilistiche significa: i giorni che mi restano non saranno copie di questa giornata. Che può sembrare banale, ma sta tutto lì. La risposta alla tristezza sta tutta lì.



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4 settembre 2010
Deplorevole


Festa Pd, i grillini irrompono contro Schifani. Napolitano: "Deploro intimidatoria gazzarra". (repubblica.it)

Gazzarra? Diamo tutta questa eco alle opinioni sull'attualità di un uomo che si esprime con parole che neanche Pietro Bembo usava più? Che ne sa lui del futuro? Cosa potrà mai cogliere del cambiamento, delle questioni che pone la coscienza civile del nuovo millennio, la parola "gazzarra"?




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